I friulani hanno ancora un’anima? – di Alberto Frappa Raunceroy

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L’anima dei friulani – di Arrigo Bongiorno. Foto di Elio Ciol – Edizioni biblioteca dell’Immagine. Pordenone, 2006

 

Santificare le feste è precetto importante. E il devoto desideroso di adempierlo, sa bene in quale cattedrale infilarsi la domenica: indossata una tuta sintetica di produzione cinese, compagna a braccetto e passeggino alla mano, il penitente si mette docilmente in fila in automobile, grattando le marce fino a vincere un buco nel parcheggio strapieno di un centro commerciale. Entrato, potrà lucrare indulgenze in cambio di successive strisciate di carta di credito o bancomat e, commosso, riceverà le grazie invocate: elettroniche consolazioni che lo terranno incatenato alla poltrona e alle pareti domestiche nei mesi successivi, fino al nuovo acquisto. La differenza tra un centro commerciale e una chiesa cuboidale di cemento armato e cristalli molati del resto è impercettibile: perchè indignarsi oggi quando le acque di questo aborto estetico si sono rotte da decenni?

Questo il Friuli di oggi: il Friuli degli arredi urbani, dei serramenti in alluminio, il fvg doc delle sagre e dei palloncini (quelli per tasso alcolemico), il Friuli pioniere della felpata e civile eutanasia, il Friuli globalizzato, tangenzializzato, centrocommercializzato. Per chi sia colto invece dall’insana curiosità di sfrucugliare in un mondo che sembra scomparso da migliaia di anni, ma che invece esisteva davvero fino a “fa” qualche decennio, la polifonica, poliedrica ma soprattutto prolifica casa editrice Edizioni Biblioteca dell’Immagine di Pordenone ha qualcosa per noi. Si intitola L’anima dei friulani. L’autore è Arrigo Bongiorno con fotografie in bianco e nero di Elio Ciol. Uscito con una prima edizione nel 2006 questo libro è semplice come i contenuti che vuole trasmettere: né saggio, né studio sociologico ma scorrevole esercizio di memoria. Solo apparentemente didascalico, il testo si contraddistingue per una prosa piana e pacata: è un libro che – diciamo – parla come mangia. Non vi si troveranno forme di polemica per l’attuale ma una serena e nemmeno nostalgica testimonianza del Friuli che era. Evidentemente l’autore ha ritenuto che sarà il confronto a fare il resto. E’ questa semplicità (la forma più assoluta di raffinatezza per un esteta autistico come me) che mi ha colpito. L’autore giudiziosamente suddivide il libro in capitoletti che riassumono ciascuna delle caratteristiche o topos o tropos dei/sui friulani: gli alberi della seta, la civiltà del latte, l’àncora della fede, il terremoto delle anime. La serie si chiude con il capitolo che da il titolo all’opera: l’anima dei friulani che è praticamente un rimando alla voce dei poeti. Colpisce come una pugnalata il numero di autori che al momento della pubblicazione sono ricordati come scomparsi: Bartolini, Giacomini, Lucchetta: un elenco che devo tragicamente aggiornare con i nomi di Novella Cantarutti e Lelo Cjanton e Beno Fignon. Commento a parte meritano le immagini firmate da Elio Ciol. Alcune fotografie sono tratte del set del film Gli ultimi di Padre David Maria Turoldo, ma anche quelle che non si riferiscono al lungometraggio hanno una tale spaziatura, un tale respiro epico che, per chi come me, non sia riuscito ad essere testimone degli ultimi brandelli di friulanità incarnata, si fa un’idea di quello che doveva essere questa terra fino a qualche decennio fa, quando noi piccoli, correvamo dal nonno a sfogliare l’atteso almanacco Stele di Nadal e rientrando a casa, ancora scorgevamo anziane col viso velato da fazzolettoni neri che stringevano nelle mani marezzate come tralci di vite rosari con grani di bachelite. Un rimando letterario immediato mi è balenato al Vento nel vigneto dell’epica sgorloniana, in cui il protagonista, Eliseo Bastianutti esce dal carcere dopo 27 anni e deve digerire in pochi giorni i cambiamenti metabolizzati dagli altri in un trentennio. Fortunato Eliseo, se fosse uscito oggi di “quel” Friuli avrebbe ritrovato ben poco.

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~ di byzance su 26 ottobre 2009.

4 Risposte to “I friulani hanno ancora un’anima? – di Alberto Frappa Raunceroy”

  1. Radice: una parola che amo particolarmente. Si muove in terra dentro la voragine. E’ vertiginosa la sua pianta, un piede e un passo che s.pro-fonda la specie.Tu qui parli di Friuli, ma anche in Veneto correvano le abitudini e gli abiti indossati nella tua terra. Ho chiara memoria delle donne in nero e del nero luttuoso di molte morti:ricordo di bambini che per meningiti fulminanti vivevano lo spazio di una messe o di una messa.
    La vita semplice, dici, è un orto, in cui Ra, lo stesso dio di un popolo lontano,ha cinto il suo occhio. Sole e isole di sole, sembrano le memorie, che coltiviamo in noi, come una radice e di cui noi siamo le par(e)ti es-poste in a-ri-a. Un incessante in(d)izio,no?
    Grazie per questa riflessione.ferni

  2. Fernanda:Il grazie lo devo io a te per le tue intense visite che lasciano un marchio come una croce graffita sullo stipite di pietra di questa porta viruale.
    Come stai? Hai ritrovato i cavalli che hanno staccato dal tuo calesse?

  3. I miei cavalli sono ancora in giro,da qualche parte, non so nulla di loro. Vadop con il cavallo di s.francesco e, ogni tanto, con i muli di mia figlia.Cerco di non pensarci più di tanto, in ogni caso non c’è un investigatore sulle loro tracce. Pascolano altrove, anche se abitavano in via pascoli, con me. Ti abbraccio.f

    Ps: sto leggendo il tuo libro e non è facile per me, perchè non mi nutro, anche se sembra strano, di questo genere di immaginazione.E’ comunque un pro-cedere per luoghi veri perché vivi, la cui storia è,nel loro margine, anche la nostra storia. Di pagina in pagina è come se ti sentissi,attraverso tutti i corpi che hai abitato, non adibito a scrittura e ti sento ampio, vasto e per questo ospitante. Ti dirò,ora è ancora troppo presto. bacio.f

    • Va bene Fernanda: lasciamo i quadrupedi ai loro pascoli.
      Capisco il tuo incedere difficoltoso tra le arterie del romanzo. Simile difficoltà vivo io tra i sentieri della Vostra Poesia: è per questo che mi ci vorrà del tempo prima di aprire una sezione dedicata a Voi.
      Il primo sarà Gigi Bressan e ti assicuro che la sua poesia ha un peso specifico così alto uno “spessore” – come dice la De Simone – così lievitato che dovrò ponderare molto prima di scriverne.

      Thanksalot

      alb

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