– LA CONDANNA DEI TRE CAPITOLI – romanzo storico – di Federica Ravizza

La Condanna dei Tre Capitoli

La Condanna dei Tre Capitoli

   
Il romanzo storico rivive ad Aquileia

Messaggero Veneto , 6 dicembre 2007   –  sezione: CULTURA – SPETTACOLO

di FEDERICA RAVIZZA.
 
Aquileia nel VI secolo, uno scenario suggestivo di acque e rovine che ha lo stesso fascino dei quadri di capricci settecenteschi con maestose vestigia marmoree divorate dalla vegetazione e le antiche pietre di dimensioni imperiali popolate a contrasto con figure di pastori, viandanti e villanelle abbigliate sommariamente che hanno la funzione di fare da parametro per esaltare la scala gigantesca dei monumenti. E su una scala gigantesca si muovono i personaggi del romanzo storico di Alberto Frappa: La condanna dei tre capitoli (Edizioni Segno, 370 pagine, 15, 00 euro) che sarà presentato a Udine, alla liberia Feltrinelli, sabato 15 dicembre alle 18.
Costantinopoli, Roma e Aquileia, le verdi acque della laguna di Grado, verso Torcello e la futura Venezia, sono lo sfondo di un percorso tra storia ed emozioni. Anzi, Aquileia stessa è una dei protagonisti, certo tra i più riusciti, perché si avverte una conoscenza profonda del luogo e la carica di un amore inespresso. Ma sullo sfondo si apre poi uno spaccato del Friuli antico: Varmo, Gemona, Zuglio, Camino e il Tagliamento; e, accanto a questa dimensione elegiaca, una miriade di altre scene di timbro più ridondante, vere e proprie scenografie che rievocano la Roma della decadenza e la Costantinopoli giustinianea.
Un romanzo storico scritto con cura sulla scia di certa narrativa inglese che per la storia altomedioevale ha sempre avuto un debole e ha sempre cercato di gettare un fascio di luce su quel mondo apparentemente buio e imbarbarito scoprendo tesori di cultura e bellezza, ricreando ambienti e personaggi con una vivace plausibilità. Il sottotitolo Romanzo storico rimanda a tempi lontani quando i nostri nonni si entusiasmavano per Quo vadis?, Fabiola, ma anche La sposa di Lamermoor, o Il visconte di Bragelonne, letture che erano un must. Il pendant pittorico potrebbero essere quei quadri storici che, tra il finire dell’Ottocento e il primo Novecento, tanto piacevano; e più gli episodi erano trascelti, più la fantasia si sbizzarriva: ed ecco dipinta la morte del venerabile Beda, i due Foscari, druidi spettrali, vestali discinte e gli immancabili Orazi e Curiazi, per tacere dei quadri di Alma Tadema traboccanti petali e ghirlande, terme marmoree e bella gioventù pompeiana. Alberto Frappa si cimenta in un genere difficile, non si cela dietro personali sperimentazioni che potrebbero giustificare qualsiasi incertezza compositiva, si sottopone a un giudizio vasto e anche popolare, proprio come avviene per la pittura figurativa. Il romanzo ha una struttura lineare che inizia dall’inizio e finisce con la fine. Narra la peripezia del protagonista, l’ ufficiale imperiale Lucio Valerio Cantio, che ritornerà alla nativa Aquileia con regolare anabasi e scioglimento sentimentale che esalta le ragioni del cuore, come avrebbe detto Pascal. Un romanzo denso, esuberante, barocco, picaresco, dove accade di tutto: assedi, fughe notturne, un esorcismo, viaggi per mare, catacombe e percorsi sotterranei lungo antichi acquedotti, travestimenti e barbe posticce, congiure e monasteri, biblioteche imperiali e bassifondi, intrighi politici e dispute teologiche con l’eresia monofisista come impegnativo filo conduttore di questa trama. Un mondo in fieri del quale Frappa coglie più la vitalità che la decadenza. Ed eccoli, dopo averli confinati ai lontani anni della scuola, riappaiono Teodora e Giustiniano, Silverio Papa, Severino Boezio ( proprio quello di Carducci con «la sua fronte luminosa di martirio e di splendor») e il suo persecutore Teodorico da Verona, Belisario, Totila, Galla Placidia, Amalasunta, Goti, Avari… li avevamo tutti dimenticati!
Frappa non è un timido, non è un minimalista, le sue descrizioni sono lunghi elenchi di oggetti e materiali ad abundantiam e questi secoli bui ci abbagliano. Alcune pagine, tra le più riuscite, sono dedicate alle figure femminili e Teodora morente è tratteggiata con assoluta mancanza di indulgenza al patetico. Le matrone romane sono intellettuali depositarie e custodi della cultura latina come pure tesa a conservare le tradizioni è l’ava di Lucio, una matriarca aquileiese connotata di un’austerità che appartiene all’immaginario collettivo friulano. Con animo manicheo, Lucio si divide tra l’amore per l’algida, ma costante Corinna e l’attrazione per la sulfurea Lupicina, una femme fatale ben tratteggiata perché, come sapeva bene Manzoni, è più gratificante descrivere la peccatrice Signora di Monza che non la scialba Lucia. Quindi, per il protagonista, niente tormenti d’amore per una sola donna, niente odi et amo, il bene ed il male sono giudiziosamente impersonati da due figure diverse.
Romanzo ortodosso, come nella migliore tradizione, nel quale ogni capitolo inizia con una citazione da fonti latine. Alla fine l’autore ringrazia con gentile erudizione i suoi collaboratori e si rimane sorpresi nel venire a sapere che tra questi vi sono, oltre a Severino Boezio e a San Colombano, i «dimenticati compilatori del Liber Pontificalis» lontani e perduti negli annali di quei secoli affascinanti.
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~ di byzance su 6 ottobre 2009.

5 Risposte to “– LA CONDANNA DEI TRE CAPITOLI – romanzo storico – di Federica Ravizza”

  1. Dovrò leggerlo,dunque, ora che ne conosco l’autore. E’ u modo per conoscerti meglio. – Disse il lupo a cappuccetto rosso….Ciao alberto.f

  2. va bene ma dove lo mando? il mio indirizzo è fernifer54@hotmail.com.,se mi mandi un recapito volentieri lo spedisco. Ciao Alberto.f

  3. L’ho scritto oggi,ti lascio il link,caro Alberto.Grazie per questo viaggio davvero ricchissimo.ferni

    http://cartesensibili.wordpress.com/2009/11/03/non-so-come-ho-fattoma-ne-sono-uscita-piu-viva-di-prima-la-condanna-dei-tre-capitoli/

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