La seconda edizione di TERRE DELL’UOMO si apre con Bruno Gambarotta

•25 giugno 2011 • Lascia un commento
Venerdì 1 Luglio alle 20.30 Camino avrà l’onore di aprire la seconda edizione del FESTIVAL TERRE DELL’UOMO quest’anno dedicato alla regione PIEMONTE, alla sua cultura e gastronomia.
E proprio Gambarotta, esponente ironico e colto di questa piemontesità un po retrò, verrà presentata al pubblico del Medio Friuli. Grazie alla squisita ospitalità di Maurizio De Lazzari, Villa Minciotti ospiterà una sorta di salottino televisivo dove Gambarotta duetterà e converserà con Salvatore Errante Parrino, conosciutissimo veneziano che da 20 anni ha eletto Santa Marizza come sua seconda casa da cui ha stretto legami di amicizia con ELIO BARTOLINI
e SERGIO MALDINI.
 
La serata vedrà come tema i 150 anni dell’Unità italiana da un punto di vista diverso: quello gastronomico. Se Manzoni ha unito l’Italia letteraria, Pellegrino Artusi col suo famoso libro di cucina non ha potuto uniformare una realtà fatta di migliaia di tradizioni, ricette, formaggi, dolci e vini…perchè l’Italia resterà sempre quella dei campanili gastronomici.
 
 
 
Bruno Gambarotta è autore di libri e collaboratore di diverse testate (fra cui l’Unità, la Repubblica, la stessa Stampa e la rivista Comix), ha contribuito assieme a Giancarlo Magalli alla conduzione della fortunata edizione di Fantastico ’87 e delle trasmissioni televisive Porca miseria e Svalutation); sempre come presentatore si è confrontato con un discusso rifacimento della popolare Lascia o raddoppia?, lanciata a metà anni cinquanta da Mike Bongiorno(curiosamente nati entrambi il 26 maggio), ed una propria Cucina Gambarotta.

Bruno Gambarotta con il calciatore Del Piero


Negli anni novanta ha lavorato con il cantante ed attore e personaggio televisivo Adriano Celentano in una famosa trasmissione del molleggiato e, come attore, con Fabio Fazio in “Un Giorno Fortunato” fiction prodotta per Rai 2
nel 1997.
Per la radio, a cui collabora tuttora curando tra l’altro una rubrica fissa per Torino 7, ha presentato fra l’altro le trasmissioni Tempo reale e, in coppia con Luciana Littizzetto, Single (1997
).
Gambarotta ha anche scritto e recitato per il teatro cabaret, il teatro in lingua piemontese e quello in lingua; ha scritto romanzi di genere giallo-ironico-parodistico che hanno avuto un notevole successo di vendite e di critica; fra essi, La nipote scomoda (scritto a quattro mani con Massimo Felisatti, uscito in libreria nel 1977 e vincitore del Premio Gran Giallo – città di Cattolica) e Torino, lungodora Napoli, edito da Garzanti nel 1995
.
Per i tipi della stessa casa editrice è stato dato alle stampe il pamphlet Tutte le scuse sono buone per morire. Nel 2006
per la casa editrice Morganti apre la collana di romanzi ‘le Grandi Parodie’ con Il Codice Gianduiotto, uno spassoso e colto divertissement che fa il verso al Codice da Vinci di Dan Brown.

 
 
 
Salvatore Errante Parrino è veneziano: negli anni settanta è autore, regista ed attore di una serie spettacoli per il teatro di Ca’Foscari, un’attività recensita allora da un giovane Corrado Augias sull’Espresso. Artista e letterato fuori dagli schemi e dai molteplici interessi, Salvatore Errante Parrino porta avanti da anni una ricerca pittorica sul tema del paesaggio, veneto, veneziano e friulano. Un lavoro creativo che esibisce di rado: due sole sono sinora le sue personali, nel 1962 alla galleria San Vidal e nel 2008 all’Hilton Molino Stucky con presentazione dello scrittore friulano Paolo Mauresig. Innamorato del Friuli, dove trascorre lunghi periodi nel borgo di Santa Marizza, è stato vicino di casa ed amico dello scrittore Sergio Maldini che ne ha fatto uno dei personaggi del suo romanzo La stazione di Varmo. A Maldini, Errante Parrino ha dedicato una serie di quadri raccolti nel catalogo Paesaggi letterari: Le prose di Sergio Maldini nei quadri di Errante Parrino. Un amore per la terra friulana che manifesta anche con i suoi scritti sulla pagina culturale del Messaggero Veneto.
Nel 2011 ha pubblicato La Traccia dell’acqua per l’editore MORGANTI, romanzo ambientato nel Medio Friuli.
 
 
 

Presentazione del romanzo La Traccia dell’acqua

•21 aprile 2011 • Lascia un commento

Presentazione del romanzo La Traccia dell’acqua a Bugnins di Camino al Tagliamento, 8 aprile 2011

Apropos of La Traccia dell’acqua di Salvatore Errante Parrino

•20 aprile 2011 • Lascia un commento
 

L stupenda copertina del libro tratta da Ofelia di John Everett Millais - Londra, Tate Gallery

Vi è molto di più che una labile scia idrica nel romanzo di Salvatore Errante Parrino (La traccia dell’acqua, Morganti editori – Collana Contemporanea, 2011. € 14,00) appena distribuito nelle librerie. Vi è uno stillicidio che esonda e finisce per travolgere. E’ naturale che così sia per un’opera letteraria ambientata nel Medio Friuli dove l’acqua sgorga e scorre in ogni possibile variante: fiumi, risorgive, rogge e fossati, negli zampilli di fontane e vasche di pietra e al di sotto di lavatoi di legno che più nessuna donna friulana utilizza per il bucato. Acque ancora verdi e cristalline, un tempo guizzanti di trote, gamberi e lontre e oggi avvelenate dai reflussi di diserbanti agricoli.

Quello ambientale è solo uno dei cambiamenti che l’autore riporta nel libro perchè tra le pagine sottolinea tante delle incongruenze estetiche del Friuli contemporaneo (come la nevrotica tutela linguistica del friulano che va a braccetto con un’incomprensibile indifferenza per i beni urbanistici e gioielli architettonici che vengono ignorati per fare spazio alle mostruosità della globalizzazione cementizia).

Spaventato dell’avanzare dei “non luoghi” che divorano la bellezza, l’autore afferra uno dei piccoli fazzoletti di terra che avvolgono un borgo intatto e vi ambienta un romanzo che si svolge (tranne alcune divagazioni geografiche a Venezia e Monaco di Baviera) nello spazio di poche migliaia di metri quadri: una sorta di Paradise lost .

Custodito e cullato dal fogliame di questo hortus conclusus che vegeta come un’enclave in mezzo a centri commerciali, tangenziali e rotonde (così come Gradiscutta era enclave asburgica in mezzo alla sovranità della Serenissima) Errante Parrino tesse una vera trama borghese che al tatto rimanda alla morbidezza del jersey, del velluto o del cachemire ma indossati sopra un paio di stivaloni di gomma. Incuriosisce e stupisce allo stesso tempo l’armonia che distilla tra due mondi contrastanti che si conciliano nella persona del protagonista.

Romanzo borghese che poco concede all’esistenziale sulla scia di tanta letteratura italiana che ha avuto già un importante precedente negli stessi luoghi con La casa a Nord Est che ha valso a Sergio Maldini il premio Campiello nel 1992. La contiguità con “quella” casa salta all’occhio anche se la la trama, di questa ammicca ad altri generi come il noir o un gotico nostrano.

Albert Danner – un bavarese benestante, rientrando da Lignano, capita per caso a Belgrado di Varmo sulle rive del Tagliamento dove viene attratto dal fascino decadente di una cascina abbandonata.

Deciso l’acquisto avvia immediatamente i lavori per il restauro che daranno il via a una serie di coincidenze come la scoperta di un affresco cinquecentesco sotto una coltre di malta e il conseguente arrivo di una graziosa restauratrice locale, Marzia, con cui inizieranno scaramucce intellettuali ed affettive grazie ad un ricamo di comuni interessi.

Il paese, la bionda Marzia ma soprattutto la casa lo stregano inducendolo a lasciare Monaco di Baviera per trasferirsi nel borgo friulano contro il parere di tutti: famigliari e amici che – mondani – non saprebbero resistere che qualche giorno nella uniforme piattezza furlana.

Snobbato e deriso dai membri della sua classe sociale, Danner vive un senso di colpa che lo trascina in una sorta di nevrosi che gli fa accostare la sua relazione con Marzia ad una antica storia tra il pittore che affrescò la chiesa locale (Gian Paolo Thanner) e una ragazza plebea (Licieta) morta suicida nel XVI secolo: la colpa di avere abbandonato le consuetudini borghesi dovrà essere punita dalla Nemesi. Se ne ricava il profilo di una personalità fragile e al tempo stesso testarda, ipersensibile alla bellezza (pare affetto da una sindrome di Stendhal per la bellezza minima) e che sa cogliere quello che nemmeno i locali vedono, percepisce quello che nessuno avverte come un poeta incompreso.

La sua solitudine rassegnata richiama in parte a quella di Gustav von Aschenbach, protagonista di Morte a Venezia di Thomas Mann, e solo alla fine se ne distacca nettamente. Chi si accosti al libro, noterà subito che la forma mentis del protagonista è intrisa di una certa ingenuità: un ragazzone di buona famiglia che è rimasto alieno a tutte le perversioni che la modernità ci impone e coltiva un romanticismo che rasenta l’innocenza (soprattutto nel suo timoroso approccio alla giovane Marzia). La volontaria ricerca di sensazioni mediane, di riflessione di uno spleen nella pianura letteraria di Varmo, lo rendono quasi anacronistico: in un tempo in cui conta solo la fisicità e il soddisfacimento immediato si può tollerare qualcuno che coltiva l’attesa come un obiettivo? Cimentarsi nella lettura di un libro del genere è quasi una sfida ad uno stile di vita troppo spesso dato per scontato.

Alberto Frappa Raunceroy

 

 

 

 

AQUILEIA FORUM FA RIVIVERE L’ANTICA CITTA’ IN 3D

•5 maggio 2010 • 2 commenti

Durante la redazione della Condanna dei Tre capitoli mi trovai ad ambientare un paio di capitoli ( ça va sans dire: ripetizione inevitabile) nella città di Aquileia del VI secolo. Non esistevano fonti altomedievali, ma potevo disporre di quelle classiche. Chiusi il cerchio grazie a gite domenicali sul campo (con sportula di generi di conforto. Niente vini: mai portare vasi a Samo!), cartine topografiche, articoli delle sovrintendenti dell’epoca (Lopreato, Visintini: non ricordo tutto) e con procedimento per analogia desunto dalle trasformazioni di altre città in epoca tardo-antica. Mi diede una mano anche la bella rivista divulgativa Archeo che quando uscì era diretta da Sabatino Moscati (qui tralascio polemiche sulla divulgazione odierna, soprattutto televisiva, che non rasenta più, ma si è letteralmente sfracellata contro la paranoia hollywoodiana che fa di Alessandro Magno un superman e dei templari degli Indiana Jones. Ma – vivaddio – siamo solo decrepiti europei: che cosa sappiamo noi di filologia classica che un Dan Brown o un Follett non possa insegnarci?)

Chiudendo pericolose parentesi e, per farla breve, in quel momento avvertii la mancanza di uno strumento che avrebbe risolto tutti i miei problemi: una elaborazione elettronica in 3D della città.

E’ proprio per questo che quando – grazie alla segnalazione di Paolo Maurensig – ho scoperto che è stato creato un sito che offre agli appassionati proprio quello che cercavo, sono stato colto da sgomento misto a sollievo. Lo ha creato l’associazione FORUM per AQUILEIA presieduta dallo scrittore stesso e, partendo dalla sua home-page si può visualizzare una vera e propria proiezione elettronica dell’emporio antico.

E non basta: l’iniziativa offrirà la possibilità di creare degli avatar e di navigare dentro lo spazio virtuale, trasformandolo in una città antica brulicante di cives e barbari ed animata da militi delle varie legioni, mercanti, patrizi, matrone, lenoni e prostitute e via anticheggiando…

Eccovi l’indirizzo per la creazione degli avatar:

http://www.aquileiaforum.org/cms/data/pages/000002.aspx

L’archeologia che si fonda sulla filologia non può essere sostituita da operazioni del genere ma affiancata si. E dal mondo anglosassone è giunto anche in Italia un florilegio di scienze vicarie come la geologia, chimica, fisica e ovviamente le applicazioni elettroniche che senza parlare delle varie forme di archeologia sperimentale (sono in continua crescita i gruppi che sperimentano dal vivo l’arte gladiatoria o l’arte del fare il vino ridando vita a vitigni antichi) che permettono di estrapolare e desumere di continuo particolari non riscontrabili nelle fonti).

Vi lascio quindi l’indirizzo del sito:

http://www.aquileiaforum.org

Buona navigazione e se non ci siete riusciti con Second Life perchè troppo planetaria o globalizzata, magari uno spazio più circoscritto saprà rassicuravi!

VALE

Cahiers du réseau: ovvero di poesia e rete

•24 marzo 2010 • Lascia un commento

Conto di essere presente a Vimercate alla giornata che Sebastiano Aglieco promuove e coordina per parlare dei nuovi spazi che la rete virtuale fornisce alla poesia e non solo. Ecco alcune coordinate:

LA POESIA NELLA RETE spazi virtuali e immaginari poetici PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010

Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica – 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza – 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio).

La terza serata è dedicata espressamente al rapporto tra poesia e rete: LA POESIA NELLA RETE Spazi virtuali e immaginari poetici A cura di Sebastiano Aglieco e Francesco Marotta Vimercate, Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g Sabato 17 aprile ore 15/19

Per leggere il programma dettagliato rinvio al sito di Sebastiano Aglieco:

http://miolive.wordpress.com/2010/03/23/la-poesia-nella-rete/

Scialino su Ermes di Colloredo a Camino al Tagliamento

•3 marzo 2010 • 1 commento

Appuntamento di alto profilo il 26 marzo a Camino.

Alle 20.30 presso l’auditorium “Davide Liani” della Civica Biblioteca, Camino e la commissione Biblioteca rievocheranno il più illustre dei propri concittadini del passato: il nobile Ermes appartenente alla antica famiglia friulana dei Colloredo-Mels, famiglia talmente illustre e fedele che gli Asburgo affidavano ai suoi primogeniti il comando del primo corpo d’armata degli eserciti imperiali. Fatto attestato anche da Alessandro Manzoni che cita la famiglia nei Promessi Sposi:

” Sopra tutto si cercava d’aver informazione, e si teneva il conto de’ reggimenti che passavan di mano in mano il ponte di Lecco, perché quelli si potevano considerar come andati, e fuori veramente del paese. Passano i cavalli di Wallenstein, passano i fanti di Merode, passano i cavalli di Anhalt, passano i fanti di Brandeburgo, e poi i cavalli di Montecuccoli, e poi quelli di Ferrari; passa Altringer, passa Furstenberg, passa Colloredo; passano i Croati, passa Torquato Conti, passano altri e altri; quando piacque al cielo, passò anche Galasso, che fu l’ultimo. Lo squadron volante de’ veneziani finì d’allontanarsi anche lui; e tutto il paese, a destra e a sinistra, si trovò libero.”

 I Promessi Sposi, cap. 30.

 La casata che poteva annoverare tanti quarti di nobiltà da far impallidire una casa regnante annovera tra i suoi membri il vescovo principe di Salisburgo Hieronymus von Colloredo: quel mecenate che fu il primo a proteggere e far conoscere Mozart. La famiglia ha lasciato a Camino testimonianze corpose nel palazzo e nella chiesa palatina che ora funge da parrocchiale.

Gianfranco Scialino critico letterario finissimo e rigoroso e direttore dell’Istituto Giuliano di Cultura, Storia e Documentazione di Gorizia interverrà presso l’auditorium Davide Liani della Civica Biblioteca proprio per parlare di Ermes e della sua poetica.

Il patrizio friulano è un caso a parte in tutti i sensi. Vissuto per diversi anni alla corte medicea di Firenze dimostra nella sua opera di avere letto e coltivato la letteratura dei suoi contemporanei: quelle sperimentazioni del ’600 che, come il barocco in architettura e nelle arti plastiche, aveva come obiettivo di creare stupore e meraviglia nei lettori.

Si dice che Ermes avesse scritto un poema dal titolo “la Zucca rapita” dimostrando così di avere letto e conosciuto il poema satirico la Secchia rapita di Alessandro Tassoni, ma pare non ignorasse nemmeno le opere di Michelangelo Buonarroti, Jacopo Soldani e Antonio Malatesti.

Nobile, colto e anticonformista si considerava un “salvadi” e avendo in uggia la nobiltà udinese volle restare lontano dalle formule rigide della mondanità preferendo la vita tranquilla e agreste di Gorizzo.

Nel 1670 aveva sposato la nobile friulana Giulia di Savorgnan ma tutti sanno che in età matura ebbe come amante la popolana Maddalena Salvadori.

Poeta sapido, ricco, carnale, anticonformista e ribelle: la sua poetica sarà rivelata dalla lettura di alcuni versi che sapranno stupire divertire e scaldare i cuori.

Appuntamento immancabile per chi ama la storia del Friuli e di Camino al Tagliamento.

Presentazione del Romanzo storico “La Condanna dei Tre Capitoli” a Pasian di Prato

•10 febbraio 2010 • 2 commenti
 
 
Mercoledì 24 febbraio alle 20.30 presso il Centro Culturale Pasianese “Spazio Aperto”  in Via Roma, 15 – Pasian di Prato (Udine) si terrà una nuova presentazione del romanzo storico
LA CONDANNA DEI TRE CAPITOLI di Alberto Frappa.
 Il libro e l’autore saranno introdotti da Gianfranco Scialino, critico letterario e presidente dell’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione di Gorizia. Di seguito intervento dell’autore.
Per maggiori informazioni :0432-699851
email:  spazioaperto@email.it    oppure: albyman63@hotmail.com

            Dal Romanzo la Condanna dei Tre Capitoli: Pag. 14

(…) Mise a fuoco quell’immagine: seduta di fronte a lui vi era la creatura più potente e, a dire di molti, più bella del mondo. Forse non la più bella pensò, ma di certo Teodora era affascinante, scaltra e determinata. Vulcano in perenne eruzione, lo convocava spesso meravigliandolo con richieste sempre nuove e progetti ambiziosi. Per una qualsiasi donna di estrazione plebea come lei, il fatto di essere ascesa alla porpora imperiale sarebbe stato un traguardo insperato ed appagante. Teodora dava l’impressione al contrario di vivere quella condizione come un semplice punto di partenza: come se le sue ambizioni fossero state ancora tutte da realizzare. La sua forza e la sua vitalità erano sorprendenti: ma c’era qualcosa in lei che non fosse fuori dalle regole? – Demone di una femmina! – ripeteva spesso tra sé e sé. Nonostante avesse già compiuto trentacinque anni, il trascorrere del tempo non aveva esercitato alcuna influenza su di lei: il suo corpo pareva immune dall’invecchiamento. Dotata di una figura minuta ma armoniosa, slanciata e allo stesso tempo formosa, aveva una vita stretta e due seni perfetti che, nell’atto di respirare, mostravano tutta la loro sensualità. La sua pelle bianca tendente all’olivastro non era solcata da una ruga. Le sopracciglia, perfettamente arcuate, incorniciavano due grandi occhi neri mobili e profondi come una fossa oceanica. Quel pomeriggio, in attesa di indossare gli abiti cerimoniali, vestiva una leggera stola di seta color malva e sandali con sottili lacci di cuoio. La bocca perfetta faceva trasparire un ché di infantile e capriccioso dal labbro superiore leggermente ricurvo all’insù. Le orecchie, piccole e delicate, difettavano di lobi lievemente allungati per l’ inveterata consuetudine di indossare pesanti orecchini. Sostenere il suo sguardo era difficile per qualsiasi mortale: la forza e la consapevolezza del potere nei suoi occhi erano forti e percepibili. Per Vigilio era un’impresa cui aveva rinunciato dalla prima volta che era stato ricevuto da lei come rappresentante del vescovo di Roma. In quel momento, dopo averle legato i capelli in una complessa evoluzione di trecce e treccine che formavano una specie di corona crinaria, le stavano attorcigliando nastri d’oro e fissando perle opalescenti che le rischiaravano il viso rendendo la pelle ancora più splendente. (…)

Dante a Camino al Tagliamento

•11 gennaio 2010 • 3 commenti

 

Venerdi 5 febbraio 2010 alle 20.30 presso la Biblioteca Civica di CAMINO al TAGLIAMENTO (Udine) si terrà la prima di una serie di serate che vedrà Dante Alighieri al centro dell’attenzione attraverso l’analisi dei testi, la recitazione dei canti con l’ausilio ed il supporto di musica e proiezioni di immagini.

Il professor Luigi Bressan parlerà di Un’idea di Dante attraverso la Divina Commedia

Un primo momento introdurrà concetti e figure salienti del testo e del contesto con citazioni. In seguito, dopo la presentazione sintetica dei canti proemiali (I e II) e possibilmente del III, seguirà la recitazione.

Gli intermezzi musicali saranno eseguiti da Carlo e Francesco Zorzini.

Al termine della serata sarà possibile acquistare copia del libro LA BELLA SCOLA – I primi sette canti dell’Inferno letto dai poeti Maretti Merini Caniato Anedda Farabbi Bressan Villalta e del libro Quando sarà stato l’addio di Luigi Bressan.

Entrambi i testi sono editi da IL PONTE DEL SALE di Rovigo: http://www.ilpontedelsale.it/

Seguirà rinfresco a base di vini pregiati offerto dalle case vinicole del Comune di Camino al Tagliamento.

L’Italia delle meraviglie: in libreria il perenne stupore di Sgarbi.

•20 novembre 2009 • 5 commenti

Vittorio Sgarbi è un genio. Affondare il coltello nella carne, azzardando un’affermazione così tranchant sul piroclastico critico e storico dell’arte può parere gratuito e provocatorio o, a suscettibili moralismi, addirittura scandaloso ma io ritengo che – ragionandoci – altri potranno convenirne. Il genius nella letteratura e nella mitologia latina è un’entità legata ad un luogo o ad una attività, quasi un protettore o uno spirituale sovrintendente; noi cristiani potremmo oggi parzialmente sovrapporlo alla figura angelica. Mi pare che questo ruolo si attagli a Vittorio Sgarbi nell’esercizio delle sue funzioni di esteta e cultore quando, come per grazia, il discusso personaggio si trasfigura in genius venustatis o genius elegantiae, quasi un protettore del bello e della bellezza nel peculiare modo in cui si è incarnata in Italia. Perchè della bellezza, l’Italia è culla privilegiata e Sgarbi quando ne tratta, si illumina come un mistico in celeste contemplazione, come un dinoccolato fanciullone che viva perenni turbamenti erotici. L’estemporanea suggestione mi è balenata in margine all’uscita del nuovo libro di Sgarbi che sarà distribuito in Italia da mercoledì: L’Italia delle meraviglie. Una cartografia del cuore edito da Bompiani. Si tratta di un lavoro che propone un nuovo Grand Tour da Trieste a Palermo alla scoperta del patrimonio artistico italiano sottolineando anche quello trascurato; Sgarbi possiede il dono di agganciare la bellezza ovunque essa riposi, anche nei recessi da noi negletti. Ed ecco che si materializzano immagini e nomi a noi sconosciuti: un telero di Lorenzo Lotto a Santa Cristina al Tiverone, la lapide di un centurione-poeta a Borso del Grappa, ma anche ceramiche di Faenza o servizi da caffè a Fermo nelle Marche e poi ville, palazzi, chiese malamente restaurate o diroccate. Non sono oggetti di studio ma amanti in ogni porto: troppe sono e, se non possono tutte essere curate personalmente, Sgarbi non dimentica di avvicinarle, adorarle e divulgarle al pubblico. Della bellezza di cui l’Italia è fragile ricettacolo il critico è ossessivo corteggiatore e la ama con un ardore ed una pietas che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani. Dal testo si conferma uno Sgarbi che non è solo recensore o narratore – non un Vasari moderno – ma appassionato difensore, un cavaliere che non conosce soluzione di continuità tra battaglie, ma nonostante abbia combattuto un recente duello contro contemporanei mulini a vento (le torri eoliche siciliane) Sgarbi non incarna don Chisciotte della Mancia ma un Orlando che, in parossismi d’amore, perde il senno ma persevera battendosi a difesa delle creature minacciate. Sotto una scorza di aggressività ribolle come magma eruttivo una sensibilità estetica non misurabile con sismografi a nostra disposizione tanto che, arrabbiato coi mediocri o l’archistar di turno, l’uomo sa arrendersi di fronte al sublime di una ceramica o di un vetro crepato. Istintivamente machiavellico, il critico percepisce che la difesa della bellezza (il fine) giustifica ogni mezzo, anche se a volte scade nella polemica o nella performance grottesca: la posta in gioco è alta; ogni mezzo buono. Sgarbi è caratterialmente anarchico ed insofferente anche agli steccati più fragili ed è esteticamente onnivoro. Sia che parli di Ulisse Sartini, grande ritrattista erede dell’umanesimo rinascimentale, sia che commenti i lavori dei writers o graffitari di periferia, sia che si inalberi per le torri eoliche cresciute in Sicilia o disquisisca sui gusci dell’Ara Pacis, Sgarbi sfodera la medesima passione, il medesimo amore di un amante folle. Di questo va dato conto nella misura in cui ciò viene ritrovato nel libro edito da Bompiani. Petronio Arbitro nella vita e Gerolamo Savonarola nella disciplina dell’arte, da quest’uomo l’Italia può attendersi una perenne fedeltà: la fedeltà alla Meraviglia.

Alberto Frappa Raunceroy 

L’Italia delle meraviglie. Una cartografia del cuore - Vittorio Sgarbi, Bompiani 2009 – pp. 360

 

Venezia, Giorgione ed Henry James: ottimi ingredienti in mano a Maurensig – di Alberto Frappa Raunceroy

•10 novembre 2009 • 2 commenti

Giorgione_Tempest_c1505

Venezia, Giorgione ed Henry James: ottimi ingredienti in mano a Maurensig.

Duplice coincidenza: mi sto ancora consumando sul mio romanzo dedicato agli ultimi giorni di Venezia sovrana e, avendo avvertito la necessità di assorbire alcune atmosfere lagunari, ho ripreso in mano Pontificale in San Marco di Elio Bartolini ambientato nella Venezia del 1751. Sempre seguendo questo impulso (e su consiglio di Gigi Bressan, della cui erudizione mi valgo ad occhi chiusi) sto leggendo Le luci della peste, un unicum letterario del grande scrittore ed editore veneziano Neri Pozza. All’interno della raccolta vi sono tre racconti dedicati alla misteriosa figura di Giorgione, maestro conosciuto all’epoca (siamo nell’ottobre del 1510) come Zorzi o Zorzòn da Castelfranco. Il primo, intitolato Falò in Campo San Polo, è da solo in grado di fornire spunti ad un romanzo perchè instilla domande sui motivi per cui degli anni più attivi dell’opera del maestro rimangano oggi solo 12 pitture a lui attribuite. Colpa di un possibile rogo dei suoi lavori per evitare infezioni? Il quarto racconto, intitolato Il mantello rosso, parla dell’ anonima sepoltura di Zorzòn in una fossa comune nell’isola di San Giacomo de Palùo. Il terzo (Paris grazioso e gentile) accenna alle contraffazioni giorgionesche del giovane pittore trevigiano Paris Bordone, quando, qualche anno dopo la morte del maestro di Castelfranco, le richieste dei collezionisti non trovavano soddisfazione presso i gelosi detentori delle opere. Coincidenza perchè? Perchè sono venuto a sapere giorni fa da amici di Paolo che l’ultimo romanzo di Maurensig parla proprio di Venezia e di quel Giorgione che mi ha presentato Neri Pozza nei suoi racconti. Una sorpresa è stato invece lo scoprire che il libro non uscirà per mamma Mondadori, ma per una casa trevigiana che non conoscevo: la Morganti. Una demoniaca compulsione mi ha ghermito alla gola e sono corso a cercare il sito della casa editrice, visualizzando una meravigliosa homepage che mi ha suscitato immediatamente suggestioni e voglie. Salvato l’indirizzo internet tra i preferiti con il proposito di farne buon uso con l’anno entrante, ho iniziato a leggere gli ancora pochi commenti sul romanzo. Ho così scoperto che, più che sulla figura di Giorgione, il libro ruota attorno alla sua opera più celebre e misteriosa: la Tempesta. In effetti telero più fitto di rimandi ed allegorie non si poteva trovare e mi piace quando Maurensig dice che i misteri e le allegorie dell’arte rimangono affascinanti fino a quando non sono svelati: un po’ l’opposto di come si ragiona oggi: togliere ogni velo e lacerare ogni membrana poetica. Dunque l’autore ha imbastito una storia sulla tela di Giorgione, filmandola da due punti di vista: quella di un contemporaneo (il protagonista?: ancora non posso dirlo perchè il libro esce domani) ed Henry James, l’autore di Ritratto di Signora che, secondo lo studioso anglosassone di turno, avrebbe decriptato Giorgione nel suo Carteggio Aspern. Un piccolo brivido mi ha scosso quando ho letto Maurensig dire che Giorgione era forse intimo con sette misteriche (Rosacroce et cetera) ma sono tranquillo perchè conosco la sua bella prosa e apprezzo le suggestioni che sa evocare: sono certo che ingredienti così raffinati, elaborati dalla sua penna, assumeranno i connotati di un ottimo libro che domani correrò in libreria ad acquistare.

Vale.

 
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